17 settembre 2008

Pagina due

Pagina due de il Manifesto. Il buco nell'ozono si allarga di nuovo. Sembra che nel 2006 fosse tanto grande quanto lo era nel periodo di massima estensione. Adesso, nel 2008, pare che sia un po' più largo del 2007 (aveva iniziato a richiudersi?). Quindi sono ancora a rischio tutte le specie animali dei poli. E la microfauna marina. E anche gli orsi polari (che fine ha fatto Licia Colò?). Eppure su Panorama, neanche poco tempo fa, avevo letto proprio il contrario.

La notizia mi ha fatto un po' riflettere sulla realtà del mondo giornalistico, un mondo dove una notizia, dopo due giorni, è già vecchia. I giornali non sono la nostra memoria, figuriamoci la nostra memoria storica. Quando ho letto nuovamente "buco nell'ozono" mi sono tornati in mente i giorni del liceo, le frasi sceme scritte a matita sui banchi, i viaggi in treno di ogni mattina. Ho provato come un misto di noia e di nostalgia, come se qualcuno stesse indossando un vecchio abito anni '70 senza essere stato invitato ad una festa a tema. Me ne sono subito pentita, perché mi sono resa conto che si tratta di una questione aperta, che non si è risolta, ma che probabilmente è già considerata da tutti acqua passata. Un po' come la Mafia in Sicilia o i problemi giudiziari di Berlusconi. Roba che esiste da anni, con la quale si sono fatti i conti in passato. Poi magari non si è concluso niente, ma puzza di naftalina e a nessuno viene voglia di riparlarne.

Cavolo, quanto tempo è che non accendo la televisione?

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13 agosto 2007

Briciole nere

Riporto questa vignetta dal sito di Mauro Biani.
L'umorismo di Mauro Biani mi fa uno strano effetto. E' satirico e feroce, ma nel contempo dolce e gentile. Che strano. Però mi piace.

Trovo incredibile che ancora si parli in parlamento (e ancora più incredibile, nei TG) di prezzo del petrolio, delle accise, delle tasse storiche, degli aumenti, di quanto costa la benzina. Il petrolio sta finendo. Fra dieci anni un litro di benzina costerà 10 euro. Cosa ce ne frega a noi delle tasse sulla benzina? Vogliamo indebitarci e scannarci per le ultime gocce di petrolio rimaste? Sono sicura che apriremo gli occhi quando sarà troppo tardi. Ricorreremo a carbone e altre tecnologie dei primo dell'800 per non rinunciare al nostro stile di vita. Magari pianteremo anche qualche reattore nucleare, che quando sarà ultimato sarà già vecchio, e non risolverà un bel niente se non fare ombra alle caprette in Sardegna. Un nuraghe di trenta metri. E anche allora ci sarà qualcuno che pregherà le compagnie del petrolio di abbassare i prezzi, e quando un litro ce lo metteranno 9,90 il fesso di turno ringrazierà.

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07 aprile 2007

Il pianeta è cotto

Non ho mai amato la spiaggia, se non quando è deserta, al tramonto (o all'alba), e magari dove la sabbia non c'è. Le scogliere della sardegna al calar del sole restano un ricordo indelebile della mia infanzia, ma ci sono altri motivi che non starò ad elencare. L'idea che quest'estate possa fare ancora più caldo di quella scorsa, mi terrorizza. L'anno scorso ho sofferto il caldo in maniera atroce, e in camera mia il ventilatore è stato acceso incessantemente da luglio ad agosto, regalandomi a tempi alternati sollievo e raffreddori estivi. Lavorare in maglietta e costume da bagno, con una ventola elettrica che a tratti mi sollevava i capelli e la finestra completamente spalancata era l'unico modo per non grondare di sudore sulla tastiera. Leggo che il pianeta è cotto e che decine di specie animali sono in pericolo, cosa che già tutti sapevamo ma che nessuno ci ha detto fino a che non è stato troppo evidente per nasconderlo. Sabrina è una di queste specie. Ha bisogno di un clima mite di inverno e caldo di estate. Di inverno usa coprirsi con pullover, sciarpe e cappottini (che quest'anno ha lasciato nell'armadio perché non c'è stato un solo giorno di vero freddo). Di estate sarà presto costretta ad emigrare ad Aosta.

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