12 marzo 2008

Crema alla Vaniglia

Oggi ho ordinato una crema alla vaniglia, ed era finita la panna. Ho detto: non importa, ma il barista dopo un po' mi ha portato la crema con del latte montato a neve sopra. Era delizioso. Ma non solo, era inaspettato. E spontaneo. E gentile.
Così, mentre mi scioglievo nella mia crema alla vaniglia, pensavo a tutto il trambusto di questa penosa campagna elettorale, alla condizione dell'Italia, alla generazione futura, alla mia vecchiaia. Alla vigilia di una grande rivoluzione nella mia vita (no, non mi sposo, semplicemente cambio casa e vado a vivere con il mio ragazzo), sento nel cuore un timore che reputo profondamente ingiustificato, eppure è lì. Perderò qualcosa, guadagnerò qualcosa. Un mutuo che mi renderà dipendente molto più di un affitto, una scelta che mi costringerà ad appoggiarmi completamente a qualcuno, l'autonomia che avevo tanto faticato a ottenere, il compromesso, svegliarsi presto e svegliarsi tardi, una barchetta di carta che scivola placida sul Tevere.

Il Manifesto parla di governo diligente, di debito pubblico in ribasso, di saggia amministrazione delle risorse del paese. A me attira di più constatare che lo stipendio medio netto di un italiano è 19.000 euro all'anno. Secondo me Montezemolo alza la media perché io pendo netti mille euro al mese. Il mio stipendio = il mio mutuo. Ventitreesimi su trenta, secondo l'ocse, ma ancora più se si considera anche il peso fiscale. Eppure non riesco a odiare il fatto di dover pagare le tasse. Sarò malata? Trovo più grave che Cuffaro sia candidato per il parlamento, all'ombra della faccia tosta di Casini, al quale nessuno dà mai un ceffone. Sarebbe bello vederlo fare, per una volta. Lui va in televisione: "Io ritengo che i nostri valori..." e CIAFF!!! gli arriva un manrovescio dal presentatore. "Scusi, ma se lo meritava proprio!" Che soddisfazione sarebbe. D'altro canto c'è chi candida fascisti brizzolati per concorrere contro i fascisti di partito, come prendersela con Casini? Qui alla provincia di Roma abbiamo Buontempo (che nel suo blog ancora promuove il ritorno alla Lira) contro Zingaretti, che sarebbe il fratello dell'attore che faceva Montalbano, ed è l'unico motivo per il quale è famoso tra la gente. Essere il fratello di.

Ho letto un programma. In realtà ne ho letti tre, ma due erano solo una serie di punti e si somigliavano troppo, alla fine ho fatto fatica a capire quale era il programma di uno e quale dell'altro. Quindi me ne ricordo solo uno. E trovo terrificante il fatto che le mie possibilità di voto siano ridotte a decidere se mi piace o no un programma.
Mentre con il cucchiaio cerco di raccogliere le ultime gocce di crema di vaniglia dal fondo del bicchiere, c'è chi mi fa il discorso del voto non gradito ma necessario. "Occorre votare il Nasone, altrimenti vince il Pelato, non si può disperdere il voto". Disperdere il voto? Ma che fine ha fatto la moralità? Sfortunatamente, ho una coscienza. E dei valori. Com'è possibile passare sopra a certe cose e votare contro la propria coscienza, i propri valori e la propria morale, solo perché altrimenti "vince quell'altro"? Io non ci riesco. Non riesco a votare per chi rifinanzia le missioni di guerra, per chi ritiene che i problemi si risolvano costruendo inceneritori, con chi vuole bucare le montagne per una TAV concordata fregandosene del'opinione della gente, per chi è contro l'aborto ma vuole renderlo illegale, per chi non vuole riconoscere i diritti agli omosessuali, o per chi ritiene che fra 20 anni il nucleare ci salverà dalla crisi energetica. Insomma, nessuno ha detto a Confindustria che la loro opposizione alla legge salva-operai è immorale, tranne pochi. E io me li andrò a cercare, e voterò per loro. Perché è giusto, senza altra motivazione.

Poi la crema alla vaniglia è finita. Il cielo si è fatto grigio e mi è venuta voglia di primavera, di verde, di andare a correre. Quindi sono uscita dal bar per finire i miei giri di compere. E oggi pomeriggio non mi cercate a casa.

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28 settembre 2007

Otto per mille, novanta per cento

Curzio Maltese, su Repubblica.it, ci racconta quanto costa la Chiesa all'Italia. Quasi cinque miliardi di euro, la metà della manovra finanziaria che dovrebbe essere presentata tra poco. Dice Curzio Maltese che il merito di tante entrate è di Camillo Ruini e di come ha saputo trasformare la Cei in questi ultimi venti anni. E va avanti illustrando quali sono le voci che generano questo ammontare di spesa da parte dello stato e a favore della Chiesa, tra queste ovviamente l'otto per mille, che grazie ad un meccanismo perverso assegna alla Chiesa il 90% dei soldi raccolti anche se solo il 35% dei contribuenti dichiara di volerlo devolvere a loro. Infine spiega come vengono spesi.

Non ho ancora letto tutto l'articolo, ma ho paura che pochi di questi soldi siano versati alla Chiesa perché le sue attività rientrano in progetti finanziati dallo stato... ad esempio se lo stato finanziasse tutte le associazioni di volontariato, non troverei nulla di sbagliato nel finanziare anche le realtà del mondo cattolico che vi rientrano... in fondo stanno facendo servizio sociale sul nostro territorio. Siccome l'associazione dove faccio volontariato io non percepisce un soldo dallo stato, quello che vorrei è che non ci fosse disparità di trattamento. Ma, come ho scritto, temo che non sia così.

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25 settembre 2007

Onu

Mentre ero dalla parrucchiera ho letto il messaggero. Purtroppo Grazia e Elle li avevo già comprati e letti. Così mi sono imbattuto nel rapporto del meeting dell'Onu. Terminator ha fatto un bell'intervento sul clima, terminando con "action, action, action!"... è dimostrato quindi che avere una moglie Kennedy ha i suoi effetti positivi. Poi Bush ha straparlato di tutto, Cuba compresa. Ma la cosa che mi ha stupito di più è stata la dichiarazione di Prodi sul fatto che le rendite finanziarie non si toccheranno. Non mi ha stupita il fatto in sé, in fondo in un paese che ha una costituzione che al primo articolo recita "l'Italia è una repubblica è fondata sul lavoro" chi vuoi che pensi a tassare le rendite finanziarie? Va tassato il lavoro! E io che pensavo di aver votato a sinistra. Illusa. (Ma la mia parrucchiera ha votato ancora Berlusconi! Meglio tacere). Mi stupisce invece che un giornalista si sia presentato da Prodi all'Onu per chiedergli delle tasse in Italia. Ma cavolo, hai finito le domande? Duemila temi trattati, e gli chiedi delle tasse in Italia???
Misteri del giornalismo. Mentre pagavo ho inconsapevolmente portato dietro l'orecchio i capelli che mi scendavano graziosi davanti agli occhi. La parrucchiera ha storto la bocca. Ops.

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13 settembre 2007

Gran premio

Qualche tempo fa due ministri svedesi, eletti da pochissimo, si dimisero perché pagavano una colf in nero, e non avevano pagato il canone della televisione pubblica. Quando i giornalisti (una specie che in Svezia ancora sopravvive!) lo scoprirono, portarono il caso all'attenzione dell'opinione pubblica. I due ministri (tra l'altro due donne) chiesero scusa agli elettori e lasciarono, rammaricate, il parlamento. A quel punto un altro ministro, vittima forse del senso di colpa, si autodenunciò. Neanche lui pagava il canone della televisione.
La notizia è ancora leggibile qui.

L'Espresso di questa settimana riporta una notizia divertente. Mastella, ospite di Rutelli, è andato a vedersi il gran premio di Monza con un volo dello stato, cioè pagato da noi. Ne parlano come fosse uno scandalo, come se noi già non gli pagassimo anche l'albergo, il ristorante, le auto con le quali si spostano lui e la sua scorta e anche il biglietto di ingresso. In realtà non è uno scandalo, non è nemmeno una notizia.
Ma Mastella e Rutelli mi chiederanno mai scusa per aver speso i miei soldi in maniera così vergognosa? Se lo facessero, sarebbe quello lo scoop.

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13 agosto 2007

Briciole nere

Riporto questa vignetta dal sito di Mauro Biani.
L'umorismo di Mauro Biani mi fa uno strano effetto. E' satirico e feroce, ma nel contempo dolce e gentile. Che strano. Però mi piace.

Trovo incredibile che ancora si parli in parlamento (e ancora più incredibile, nei TG) di prezzo del petrolio, delle accise, delle tasse storiche, degli aumenti, di quanto costa la benzina. Il petrolio sta finendo. Fra dieci anni un litro di benzina costerà 10 euro. Cosa ce ne frega a noi delle tasse sulla benzina? Vogliamo indebitarci e scannarci per le ultime gocce di petrolio rimaste? Sono sicura che apriremo gli occhi quando sarà troppo tardi. Ricorreremo a carbone e altre tecnologie dei primo dell'800 per non rinunciare al nostro stile di vita. Magari pianteremo anche qualche reattore nucleare, che quando sarà ultimato sarà già vecchio, e non risolverà un bel niente se non fare ombra alle caprette in Sardegna. Un nuraghe di trenta metri. E anche allora ci sarà qualcuno che pregherà le compagnie del petrolio di abbassare i prezzi, e quando un litro ce lo metteranno 9,90 il fesso di turno ringrazierà.

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19 giugno 2007

Cinque euro sulla fiducia

A quanto pare per votare alle primarie del Partito Democratico (il solo nome è una specie di ossimoro tautologico) bisognerà versare 5 euro e si diverrà soci fondatori. Ma fondatori di cosa? Qual'è la posizione del partito sulla legge 30? E riguardo il conflitto di interessi, considerano la legge del 1957 punitiva nei confronti di Berlusconi o no? Riusciranno a liquidare la questione dei Dico in cinque giorni o continueranno a discuterne all'interno, fra Rutelli e Fassino? Cosa ne pensano sul tema della fecondazione assistita, continuiamo ad arricchire le cliniche della Svizzera? E secondo loro l'economia si sana favorendo le industrie che producono i beni o i cittadini che li dovrebbero comprare? E lo scandalo tutto italiano delle tariffe disumane dell'elettricità e del telefono? Dove sta il programma? Lo si deciderà dopo aver fondato il partito? Dopo aver eletto il leader? Facciamo prima la scatola e poi pensiamo al contenuto?

Domande senza risposta. A proposito di fiducia, aprendo una rivista, oggi, ho trovato la pubblicità di un mutuo per giovani dove era ritratta, bella sorridente, una ricercatrice davanti al microscopio. La pubblicità diceva che il nuovo piano bancario le permetteva di accedere ad un mutuo anche da precaria (ops! atipica), spalmandolo in 40 anni di debiti, a patto di avere 35 anni o meno ...E' ovvio, sennò rischia di morire di vecchiaia prima.

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08 gennaio 2007

Un diamante è per sempre

Esce un film con Leonardo di Caprio e finalmente si parla di Diamanti.
Colgo l'occasione per parlarne anche io, visto che ho appena trovato una recensione del film (Blood Diamonds) tra le pagine di un giornale, tentando di evitare gli scoop su Sanremo.
Sono anni che si conosce la verità sul mercato dei diamanti, uno dei più disumani e crudeli esistenti. Ogni anno decine e decine di persone vengono assassinate, scoppiano guerre civili, cadono governi, armi vengono contrabbandante e diritti umani continuamente calpestati. Accade un po' ovunque, in Africa. Qualche anno fa fu istituito il kimberley process, che stabiliva delle regole etiche alle quali il mercato dei diamanti (ovvero ditte di estrazione, di trasporto, mafie locali, intermediari e mulinazionali compiacenti) avrebbe dovuto aderire.
Ma figuriamoci se hanno aderito.
Tiffany l'anno scorso iniziò a boicottare i diamanti provenienti da zone dove i diritti umani venivano violati. Lo lessi su una rivista di moda. Chissà come è finita.
Fatto sta che qualsiasi diamante, per quanto stia divinamente sulle dita di una donna, ha una storia che nel migliore dei casi è fatta di sfruttamenti, nel peggiore di omicidi e guerre.

Ovviamente non spero minimamente che i mezzi di informazione nostrani si occupino di una cosa del genere. Quando Report svelò che una nota marca di carne vendeva scatolette avariate a Cuba e che riavutele indietro le dirottava come aiuti nel terzo mondo, Giovanardi, allora ministro, disse che era scandaloso diffamare così una ditta di carne italiana dal nome tanto prestigioso. Immagino cosa accadrebbe se si scoprissero cose come queste.
Ripensandoci, forse non accadrebbe niente.
Dopotutto, un diamante è per sempre.

PS Il film sembra bello.

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11 dicembre 2006

Responsabilità a chi non le merita

Leggevo su l'ultimo numero de l'Espresso che ancora una volta, anche quest'anno i conti dei più grandi partiti italiani sono in rosso (a questo proposito apro una parentesi: è vero che andare dal parrucchiere costa 30 euro ma se si considera che lì mi posso leggere l'Espresso, Panorama, Vanity Fair e Anna, riviste che normalmente non compro e che sommate sono un costo complessivo di 10 euro... beh un po' mi torna il sorriso).
Comunque dicevamo... Ho letto che i conti di FI e DS sono spaventosamente in rosso. E questo nonostante si siano votati l'aumento dei finanziamenti pubblici, una legge che peraltro non tiene affatto conto delle spese affrontate ma elargisce fondi in base ai voti totalizzati. Una cosa assurda, una vera e propria presa in giro per un paese che ha chiaramente espresso in passato la volontà di non finanziare con le proprie tasse i partiti.
Beh, i due più grossi partiti italiani sono in rosso, ma in rosso di brutto. Milioni di euro. E noi pretendiamo da questa gente che arrivati al governo mettano a posto i conti dell'intera nazione? Li vedo di continuo nelle trasmissioni che si sbrodolano di parole per spiegare come si fa e come non si fa a salvare l'Italia dal lastrico. Propongono le loro soluzioni infallibili e criticano quelle altrui. Ma con che faccia lo fanno?
Non basta il bilancio dei loro partiti a dare una chiara definizione delle loro capacità economiche? Del loro modo di gestire il nostro denaro?

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07 dicembre 2006

Sposarsi ai tempi dei movimenti cattolici

Ho letto che il direttore di Famiglia Cristiana se l'è presa coi piercing perché bucare il proprio corpo è un'offesa nei riguardi di un dono di Dio, o qualcosa del genere. Sinceramente non vedo perché i miei orecchini dovrebbero offendere Dio. E che differenza ci sia, se non del tutto estetica, tra bucarsi i lobi degli orecchi e l'ombelico, o il naso. Ma non è di questo che volevo parlare.

Ho letto anche che c'è una protesta in atto perché nella finanziaria sono previsti sgravi fiscali (una cosa tipo dall'8 al 4% di non so quale tassa) anche per le coppie conviventi e non solo per quelle sposate. La protesta è da parte di alcuni movimenti cattolici che sostengono che in questo modo il governo stia di fatto incentivando le coppie e non sposarsi.

Allora, ecco la Sabrina-opinione sull'argomento:
Uno stato laico (non laicista, laico) e democratico dovrebbe provvedere a dare sgravi fiscali a qualsiasi cittadino che si trovi in difficoltà economica e non in base al proprio status civile o come premio per una scelta di vita. Se mi sposo o se convivo affronterò comunque le spese di una coppia: stesse spese per la casa, per eventuali figli, per l'acqua la luce il gas eccetera. Le stesse spese. Quindi ho diritto agli stessi sgravi fiscali se la mia condizione economica è tale da meritarli.
Il fatto che ci sia uguaglianza di trattamento fiscale tra sposati e conviventi è un bene per il matrimonio, perché consente alla coppia di sposarsi per libera scelta e non invogliata da vantaggi fiscali (o i cattolici vogliono incentivare il matrimonio di convenienza?). Stiamo parlando di sgravi fiscali, cioè di qualcosa su cui molte persone contano per migliorare la propria condizione di vita, distinguere in base alla scelta di sposarsi o meno mi sembra deficiente.

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22 novembre 2006

Maledetti 4x4

Oggi un SUV quasi mi investiva.
Adesso finalmente capisco perché montano quelle gigantesche barre d'acciaio anteriori come parafanghi. Così, se uscendo da una stradina di campagna a tutta birra ti capita di schiacciare una ragazza che fa jogging la carcassa frantumata della poveretta non si ribalta sul cofano e si evitano macchie di sangue sul parabrezza e graffi sulla carrozzeria.
Seriamente: ma che cavolo di senso ha girare con un carro armato che fa 6 chilometri con un litro??? Gente che poi si lamenta dell'aumento della benzina.

Ma li hanno tassati, 'sti maledetti gipponi?

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11 novembre 2006

Un'altra piccola grande vittoria

Grande soddisfazione anche dalla campagna Italiana
ONU: UNA SCHIACCIANTE MAGGIORANZA DI GOVERNI VOTA PER AVVIARE I LAVORI SUL TRATTATO INTERNAZIONALE SUL COMMERCIO DELLE ARMI
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 27 ottobre 2006

Ieri sera alle Nazioni Unite, la maggioranza dei governi del mondo ha fatto il primo passo verso un Trattato internazionale sul commercio delle armi che impedisca i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani.

Il voto di ieri nel Primo Comitato dell'Assemblea generale è giunto dopo tre anni di mobilitazione della campagna Control Arms, promossa a livello mondiale da Amnesty International, Oxfam International e Rete internazionale d'azione sulle armi leggere (Iansa). La campagna Control Arms ha ottenuto a sostegno del Trattato oltre un milione di adesioni in 170 paesi.

Nella prima occasione in cui i governi si sono pronunciati sulla proposta di un Trattato, la maggioranza è risultata schiacciante: 139 si e un solo no, da parte degli Usa. Il si al Trattato è stato particolarmente forte in Africa, America Latina ed Europa. La risoluzione presentata al Primo Comitato era stata co-sponsorizzata da 116 governi, un numero estremamente elevato per un'iniziativa così innovativa. Nei giorni immediatamente precedenti, in una dichiarazione diffusa dalla Fondazione Arias e dalla campagna Control Arms, 15 premi Nobel per la pace avevano sostenuto la risoluzione.

La risoluzione adottata ieri dal Primo Comitato dell'Assemblea generale dell'Onu chiede al Segretario generale Ban Ki-moon di sondare i pareri di tutti gli Stati membri sulla praticabilità , l'ambito di applicazione e i parametri di riferimento di uno strumento internazionale, legalmente vincolante, che istituisca standard internazionali comuni per l'esportazione, l'importazione e il trasferimento di armi convenzionali. Il Segretario generale dovrà riferire all'Assemblea generale alla fine del 2007. Successivamente istituirà un gruppo di esperti governativi di ogni parte del mondo che approfondirà i vari aspetti e riferirà all'Assemblea generale nel 2008.

"Questo voto così netto per sviluppare il Trattato rappresenta per i governi un'opportunità storica per affrontare gli effetti devastanti di trasferimenti di armi immorali e irresponsabili. Un Trattato credibile metterà fuorilegge questi trasferimenti, che alimentano massacri, stupri e torture e costringono alla fuga migliaia di persone" - ha dichiarato Kate Gilmore, Vicesegretaria generale di Amnesty International.

"Ieri, i governi del mondo hanno votato per porre fine allo scandalo costituito da un commercio di armi privo di regole. Da quando, tre anni fa, è iniziata la campagna Control Arms, si stima che le armi convenzionali abbiano ucciso almeno un milione di persone. Di contro, un milione di persone da oltre 170 paesi ha sostenuto la richiesta del Trattato. Ieri, i governi hanno risposto a questa richiesta" - ha affermato Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International.

"Ne abbiamo fatta di strada dal lancio della campagna Control Arms: tre anni fa l'idea che l'Onu negoziasse l'adozione di un Trattato era considerata quanto meno idealistica. Ma oggi siamo la maggioranza. Questa vittoria, adesso, deve tradursi in un Trattato forte, basato sugli impegni di diritto internazionale assunti dagli Stati" - ha commentato Rebecca Peters, direttrice di Iansa.

La campagna Control Arms, rilanciata in Italia dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dalla Rete italiana per il Disarmo, ha accolto con soddisfazione il voto favorevole espresso dall'Italia in sede di Primo Comitato dell'Assemblea generale. Questo importante risultato è stato conseguito anche grazie alla grande mobilitazione della società civile italiana, che si è attivata sottoscrivendo la foto-petizione da un milione di volti a sostegno della richiesta del Trattato.

Il nostro paese, sottolineano i promotori italiani della campagna, è il quarto produttore e il secondo esportatore mondiale di armi leggere e non esercita alcun controllo sulle intermediazioni nei trasferimenti illegali di armi e loro componenti. Ora è necessario che l'Italia migliori gli strumenti legislativi e di trasparenza sul commercio delle armi, soprattutto in relazione alle armi leggere, per renderli coerenti con l'impegno preso ieri alle Nazioni Unite.

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03 ottobre 2006

Finanziaria

Per fortuna non ho un SUV, né un panfilo di dodici metri, né una seconda casa in Sardegna. E guadagno meno di 40.000 euro all'anno. Altrimenti erano guai.

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26 settembre 2006

...perché non serve a niente

Da Il Manifesto del 23 Settembre

La notizia ha del clamoroso: la Coca Cola accetta di scendere a patti con il sindacato colombiano Sinaltrainal, promotore di una campagna mondiale di boicottaggio per vedere rispettati i diritti dei lavoratori negli stabilimenti andini, e in cambio lo stesso sindacato si appresta a sospendere il boicottaggio. Luis Javier Correa Suarez, presidente del Sinaltrainal, ha annunciato ieri che a New York è in corso una serrata trattativa tra il sindacato colombiano - che da tre anni e due mesi porta avanti il boicottaggio con l'appoggio di organizzazioni internazionali - e la company di Atlanta, accusata di una feroce strategia antisindacale nel paese andino, attuata nche con la complicità degli squadroni della morte paramilitari, che avrebbe causato dal 1990 ad oggi l'assassinio di 8 sindacalisti e 179 gravi violazioni dei diritti umani. L'ultima, in ordine di tempo, l'uccisione il 19 settembre di Alejandro Uribe, membro della Federazione agromineraria del Sur del Bolivar, che lo scorso agosto aveva accompagnato una delegazione della Reboc (Rete italiana Boicottaggio Coca-Cola) in una visita della zona mineraria sotto controllo della multinazionale Anglo Gold Ashanti-Kedahda s.a. Il pre-accordo sottoscritto dalle parti, e i cui punti essenziali sono stati resi noti dallo stesso Sinaltrainal, parla di una strategia generale per risolvere l'annosa disputa e afferma che le trattative riguardano, in primo luogo, una politica generale sui diritti nei luoghi di lavoro della Coca-Cola Company, non solo in Colombia ma in tutto il mondo. C'è poi a ricerca di trovare forme di risarcimento per i sindacalisti e per i loro familiari che dal 1990 ad oggi hanno subito violazioni dei diritti umani e sindacali; infine un accordo generale per la creazione di un processo che consenta alla Coca-Cola e alla ong statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi all'interno del Coca-Cola System. Da parte sua, il Sinaltrainal deve assicurare la sospensione del boicottaggio in corso, almeno per il tempo necessario alla company di dimostrare la sua buona fede sull'accordo sosttoscritto. La Reboc, che ha organizzato il boicottaggio in Italia fin dal luglio del 2003, commentando questa notizia ha dichiarato: 'Abbiamo dimostrato ancora una volta che la solidarietà internazionale tra lavoratori e consumatori critici può battere anche un gigante come la Coca-Cola e dare un contributo essenziale per la globalizzazione dei diritti. Da parte nostra siamo pronti a fermare definitivamente il boicottaggio se e quando si arriverà ad un accordo soddisfacente'. Sempre ieri, a Roma, si è tenuta la riunione del Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia, che si appresta ad inviare una commissione d'inchiesta nel paese. Fim-Cisl, Cobas, Arci e Centro Nuovo Modello di Sviluppo pensano che la notizia del pre-accordo sia un importante passo avanti. (Marina Zenobio)

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